UN PIANETA IN GUERRA

Spock sedeva sulla poltrona del capitano e stava osservando con interesse i dati che l’attendente gli aveva consegnato. Dopo averli firmati, li riconsegnò alla giovane e tornò ad occuparsi della plancia.

Per l’ufficiale vulcaniano erano state due settimane molto interessanti, infatti avevano analizzato tre sistemi solari sconosciuti, una nebulosa poco estesa e catalogato ben quattro nuove comete.

Il tenente Sulu si rivolse a lui « Siamo entrati nel sistema N10834, signore ».

« Molto bene. Velocità d’impulso. Signor Chekov, inizi la scansione del sistema con i sensori a lungo raggio ».

Dopo alcuni minuti, il tenente Chekov alzò lo sguardo dal visore del sistema dei sensori dell’Enterprise « Signore, i sensori registrano una fonte d’energia proveniente dal secondo

pianeta ».

« Di che genere?» chiese Spock.

« Sconosciuta, signore ».

Il vulcaniano inarcò un sopracciglio « Andiamo ad indagare. Tenete Sulu, ci porti in orbita attorno al secondo pianeta di questo sistema ».

« Si, signore » obbedì Sulu.

Quando Kirk entrò in plancia, l’Enterprise era già in orbita standard attorno al pianeta.

Spock si alzò dalla poltrona e lo aggiornò.

Efficiente, come sempre, pensò il capitano Kirk.

Il pianeta era di classe M, simile alla Terra, ma possedeva un solo continente. La popolazione era costituita da umanoidi. Sulla superficie si stava svolgendo un conflitto, su scala planetaria.

L’energia sconosciuta proveniva da due punti ben precisi, entrambi posti al centro di ognuna delle due uniche ed enormi città del pianeta. Non sembrava vi fossero altri centri abitati.

« Curioso » affermò Spock.

« Già » concordò Kirk « Un mondo intero in guerra ».

Il capitano dell’Enterprise si chiese cosa avesse spinto quel popolo a combattersi, ma era ancora più incuriosito da quella strana fonte di energia, che i sensori dell’astronave non riuscivano a catalogare.

Avrebbero potuto investigare.

Dopo alcuni minuti di indecisione, Kirk si girò verso il suo primo ufficiale e disse « Scendiamo a scoprire cosa sta accadendo laggiù ».

Spock fu d’accordo con lui.


Meno di un’ora dopo, Kirk, Spock, il dottor McCoy, Chekov ed un guardiamarina della sicurezza si materializzarono in un vicolo vicino al palazzo dal quale si propagava l’energia sconosciuta.

Tutti loro indossavano delle tute di colore blu, l’unico indumento che indossavano gli abitanti di quella città.

Con cautela uscirono dal vicolo. Di fronte a loro si stagliava l’edificio che interessava loro.

Il palazzo era del tutto differente dal resto degli edifici della città, infatti era molto più alto e costruito con metallo e vetro, mentre tutti gli altri erano bassi, con al massimo due piani ed interamente costruiti in cemento e senza alcun senso estetico.

Per la strada passeggiavano uomini vestiti di blu. Da quel che vide Kirk, erano tutti maschi. Non si vedevano donne né bambini.


Spock estrasse il suo tricorder, ed iniziò ad analizzare il palazzo, nel frattempo il dottore stava analizzando i passanti, con molta circospezione.

McCoy sembrava perplesso. Kirk gli si avvicinò e gli chiese « Qualcosa non va?».

« È molto strano Jim, sono tutti maschi » rispose il dottore.

« Questo lo vedo Bones, ma cosa c’è di strano?».

« In tutta la città non ci sono donne, inoltre questi uomini sono molto simili fra loro, troppo simili, anche per una razza sconosciuta, è come se fossero tutti fratelli fra loro » spiegò McCoy.

Kirk era dubbioso, anche se sapeva che il dottore non avrebbe mai potuto sbagliare a leggere i dati del tricorder, ma gli pareva comunque assai difficile credere a quello che gli aveva detto.

Intanto il vulcaniano attirò l’attenzione di Kirk « Capitano, i dati che sto rilevando sono molto confusi e difficili da leggere. Sembra che ci sia un campo di forza che circonda l’intero palazzo.

Si è attivato nel momento in cui ho puntato il tricorder sull’edificio ».

L’espressione di Kirk si fece preoccupata « Questo potrebbe voler dire che….».

«….. che ci hanno scoperto » finì per lui il vulcaniano.

Improvvisamente un veicolo a ruote sbucò da una strada laterale e si fermò di colpo di fronte a loro. Kirk, Chekov e l’uomo della sicurezza fecero per estrarre le loro armi, ma la mitragliatrice montata sul tetto del veicolo si girò verso di loro con fare minaccioso. Una voce metallica intimò loro di alzare le mani e di restare immobili.

Il capitano Kirk si guardò attorno, impotente, poi alzò le mani, ed i suoi uomini lo imitarono, ma dalla sua espressione si capì che non aveva affatto intenzione di arrendersi.


Furono condotti all’interno del palazzo. Le guardie che li scortavano non dissero nulla, gli intimarono solo di non tentare la fuga.

Entrarono in un salone interamente rivestito di pannelli metallici di colore nero. In fondo al salone c’era un trono sul quale stava seduto un uomo, molto alto, che indossava una semplice tunica nera.

L’uomo li guardò compiaciuto.

Kirk osservò attentamente l’altro. A prima vista poteva passare per umano, ma osservandolo con attenzione, il capitano vedeva e percepiva in lui qualcosa di profondamente alieno.

L’essere in tunica nera fissò Kirk e disse « Io sono Olgard, signore e padrone di questa città e di tutte le terre dell’est ».

« Io sono il capitano James Kirk, comandante dell’astronave Enterprise, della Federazione dei Pianeti Uniti, e questi sono i miei ufficiali, inoltre esigo una spiegazione per questo trattamento ».

Olgard sorrise, ma senza divertimento « Lei ed i suoi uomini siete stati trovati a spiare il mio popolo ed il mio palazzo ».

« Mi scuso dei metodi utilizzati, ma non avevamo intenzioni ostili o di spionaggio. Siamo degli esploratori, e volevamo solo esplorare il vostro pianeta senza interferire con voi ».

« La cosa non mi interessa, capitano. Potrei farla imprigionare o giustiziare se volessi, ma sarò magnanimo. In cambio della sua vita e di quella dei suoi ufficiali, lei e la sua astronave mi aiuterete a distruggere, una volta per tutte, la mia odiata nemica, che governa l’altra città, e con la quale sono in guerra da sempre ».

Kirk cercò una risposta diplomatica « Signor Olgard, come le ho già detto, non abbiamo intenzioni ostili nei confronti suoi e della sua nemica, inoltre le nostre leggi ci vietano di interferire con le altre culture ».

Lo sguardo di Olgard divenne gelido « Credo che lei non voglia capire. In questo momento non è in grado di obbiettare o trattare con me. O mi aiuta o morirete tutti ».

Il capitano Kirk non sopportava i prepotenti, ma sapeva anche di non poter far nulla per cambiare la situazione. Tuttavia aveva ancora un asso nella manica, Scotty, il suo capo ingegnere. Al momento era al comando dell’Enterprise, e se non riceveva una comunicazione di Kirk entro un’ora circa, li avrebbe cercati e, se possibile, recuperati con il teletrasporto.


Kirk tentò di prendere tempo, e chiese « Cosa dovrei fare, esattamente?».

« Attaccare il suo palazzo con la potenza della sua astronave. Questo la indebolirebbe abbastanza da permettermi di ucciderla!» esclamò Olgard.

« Lei vuole uccidere una donna?» sbottò raccapricciato McCoy.

Olgard lo squadrò cupo « Quella non è una donna, è un mostro! Voi mi aiuterete a distruggerla!».

Spock si affiancò a Kirk e cominciò a dire « Capitano…» ma l’altro lo interruppe alzando una mano.

« Con tutto il potere che ha, non è in grado di distruggerla da solo?» chiese Kirk.

Olgard si calmò « Entrambi siamo gli ultimi esseri della nostra specie. Siamo i sopravvissuti di una guerra che ha annichilito il nostro popolo, e quella femmina è l’ultima superstite della fazione che ha scatenato la guerra. Fuggimmo dal nostro mondo, ormai morto, e siamo giunti qui. Su questo pianeta abbiamo proseguito la nostra guerra, ma purtroppo entrambi possediamo pari poteri, e nessuno dei due può prevalere sull’altro. Con il vostro aiuto posso disporre di potere sufficiente ad annientarla, e vendicare il mio popolo ».

« Mi scusi, ma qual è stato il motivo dello scoppio della vostra guerra?» chiese Spock.

« Non ha importanza!» esclamò Olgard.

« Ne ha per noi » ribatté Kirk « Voi avete preso il possesso di questo pianeta e della sua popolazione per i vostri scopi ma io non ho intenzione di trasformare il mio equipaggio e la mia astronave in burattini ».

Olgard si mise a ridere, poi si riprese e disse « Lei si sbaglia capitano. Tutti quegli esseri che ha visto, e tutta la popolazione di questo mondo, sono stati creati da me e dalla mia nemica. Sono solo degli strumenti, e per niente utili ».

McCoy inorridì « Tutto questo è pazzesco, mostruoso!».

« Si calmi, Bones » gli sussurrò Kirk.

« Le vostre inutili opinioni non mi interessano. Voi mi aiuterete o morirete!» esclamò Olgard.

« Bene, vedo che è alquanto deciso a riguardo. Torneremo sull’astronave e faremo come vuole » acconsentì Kirk.

Olgard sorrise « Non creda che sia uno stupido, capitano. Chiami la sua astronave da qui e dia i necessari ordini ai suoi uomini a bordo ».

Kirk imprecò fra sé, aveva sperato che Olgard cascasse nel suo inganno, ma l’altro era più furbo del previsto. Fu costretto a cambiare tattica. « Non ho intenzione di accettare il suo sporco ricatto!».

« Molto bene, capitano. Le darò modo di ripensare alla sua decisione, ma se fra un giorno non avrà accettato, morirete tutti, come ho promesso » si rivolse ad una delle guardie « Portateli nelle celle!».

Le guardie li circondarono e li spinsero fuori dalla sala.

Furono scortati nei sotterranei del palazzo, dove si trovavano le celle.

Kirk decise che era il momento di tentare la fuga.

L’occasione si presentò mentre stavano percorrendo un lungo corridoio. Il capitano dell’Enterprise rallentò il passo all’improvviso, in modo da trovarsi molto vicino alla guardia che si trovava dietro di lui, poi diede una violenta gomitata all’indietro, colpendo la guardia al petto.

Gli altri ufficiali reagirono all’istante.

Chekov colpì la guardia alla sua destra, mentre Spock usava la presa vulcaniana contro quella di fronte a lui.

McCoy, non essendo molto avvezzo al combattimento, fece del suo meglio, aggredendo la guardia che la teneva sotto tiro, ma non era riuscito a metterlo fuori combattimento al primo colpo, cosa che era perfettamente riuscita all’ufficiale della sicurezza che li accompagnava.

La lotta durò pochi istanti. Kirk ed i suoi uomini riuscirono a sopraffare tutte e sei le guardie.

Recuperarono il loro equipaggiamento.

Kirk si rivolse al vulcaniano « Signor Spock, dobbiamo tornare a bordo ».

« Qual è il tuo piano, Jim?» chiese il dottore.

« Voglio porre fine a questa situazione » rispose Kirk « Ma prima torniamo sull’Enterprise ».

Attivò il suo comunicatore « Kirk ad Enterprise! Kirk ad Enterprise! Rispondete Enterprise!».

Non ci fu risposta.

« L’astronave non risponde, e non c’è nemmeno segnale!» esclamò di nuovo.

« Il campo di forza blocca anche i comunicatori » affermò Spock « Per poter comunicare dobbiamo uscire dal palazzo ».

« Allora usciremo. Da che parte?» chiese il capitano Kirk.

Dopo aver controllato i dati sul suo tricorder, il vulcaniano disse « Di là » ed indicò una direzione.

« Andiamo!» ordinò subito Kirk.

Grazie al tricorder di Spock, riuscirono ad evitare tutte le guardie del palazzo, ed in breve tempo furono fuori. Si allontanarono rapidamente dall’edificio.

Una volta raggiunta una zona tranquilla, Kirk richiamò l’Enterprise. Questa volta Scott rispose prontamente « Capitano! Ho temuto che vi fosse accaduto qualcosa, dopo che i sensori della nave vi hanno perso!».

« Abbiamo avuto un po’ di problemi, ma ora siamo al sicuro. Ci faccia risalire » spiegò il capitano.

« Si, signore!».

Una volta a bordo, Kirk tornò in plancia, subito seguito da Spock, Chekov ed il dottore.

« Tenente Sulu, ci porti fuori dall’orbita » ordinò Kirk.

Sulu obbedì prontamente, e l’astronave si diresse verso lo spazio aperto.

Spock si accostò alla poltrona del capitano e disse « Ora bisognerà avvertire il Comando della Flotta di diramare un comunicato che avvisi tutte le altre astronavi di evitare questo sistema ».

Kirk si girò a guardarlo « Ma questo non risolverebbe il problema ».

« Indubbiamente, capitano, ma interferire sarebbe una violazione della Prima Direttiva » gli fece notare Spock.

« Il capitano ha ragione. Inoltre chi ci dice che quei due esseri rimangano su quel pianeta? Potrebbero decidere di lasciarlo e di continuare la loro guerra da un’altra parte » intervenne McCoy.

« McCoy ha perfettamente ragione. Sono esseri potenti e pericolosi, troppo per lasciarli in questa situazione. Voglio fare un tentativo per convincerli a far pace fra loro » disse Kirk.

Spock sembrava dubbioso « E come intende procedere?» chiese.

« Ho un piano….».


L’attacco dell’Enterprise fu improvviso e devastante. I raggi stordenti colpirono tutti i soldati al fronte, da ambo le parti.

In pochi minuti ci fu il silenzio.

Kirk era molto soddisfatto, si rivolse al tenete Uhura « Apra un canale di comunicazione con la città ovest ».

« Si, capitano » rispose Uhura.

Sullo schermo apparve una donna, apparentemente molto giovane e di grande bellezza, anche se la sua espressione di rabbia mal celata l’aveva cancellata.

« Chi è lei? E come osa attaccarmi?» chiese la donna.

« Sono il capitano James Kirk, comandante dell’astronave Enterprise, e sono qui per mettermi ai suoi ordini per aiutarla a sconfiggere Olgard ».

La donna rimase senza parole. Dopo alcuni istanti, un sorriso crudele le increspò le labbra

« Interessante » disse « Mi chiamo Odelga, e le do il benvenuto ».


In brevissimo tempo, fu approntato un piano di battaglia, suggerito da Kirk.

Odelga era talmente soddisfatta dell’idea di distruggere il proprio nemico, che non si rese conto del bluff del capitano dell’Enterprise.

L’astronave colpì la città di Olgard, e annientò le sue difese, ma senza uccidere nessuno. Solo lo scudo attorno al palazzo restò come unica difesa.

Unendo le loro forze, Kirk ed Odelga riuscirono ad abbattere anche quell’ostacolo.

L’atto finale del piano fu quello di presentarsi davanti ad Olgard stesso.

Kirk, Spock, McCoy ed una decina di uomini della sicurezza si teletrasportarono nella sala del trono di Olgard. Assieme a loro apparve anche Odelga.

Olgard era furibondo. « È questa la sua idea di non interferenza?» esclamò rivolto a Kirk.

« Lei ci ha catturato, ed ha minacciato di ucciderci. Ora io mi sono comportato di conseguenza » ribatté Kirk.

« Sei sconfitto Olgard. Questa volta per sempre. Da sola non sarei mai riuscita a prevalere su di te. Grazie all’aiuto di questi esseri, riuscirò finalmente ad ucciderti » disse la donna. La sua soddisfazione era palese. « Bene, uccidiamolo!».

« Non così in fretta, Odelga » disse Kirk.

« Ma…» iniziò lei, ma il capitano Kirk la interruppe « Ora che siamo tutti qui, mi guarderò lo spettacolo di voi due che vi distruggete a vicenda ».

I due avversari guardarono Kirk sconcertati, poi si voltarono e si guardarono negli occhi.

Le loro espressioni erano di puro odio, ma esitavano ad attaccarsi, consapevoli di non poter prevalere l’uno sull’altra.

Olgard tornò a guardare Kirk « E se vi uccidessi? Odelga non mi fermerebbe ».

Kirk sorrise « Nessuno di voi due tenterà di ucciderci, perché se lo facesse, rimarrebbe talmente debole, che l’altro potrebbe sopraffarlo facilmente. L’unica soluzione è che vi uniate contro di noi, ma volete veramente cooperare?».

I due esseri lo guardarono sgomenti, perché sapevano che aveva ragione.

Ad un tratto, Kirk divenne serio « State combattendo una guerra stupida, assurda e senza motivo!».

« Non è vero!» negò Odelga. « Un motivo c’è!».

« E quale?» volle sapere Kirk.

Odelga indicò il suo nemico « Loro ci hanno attaccato!».

« No!» esclamò Olgard. « Voi ci avete attaccato, perché volevate il potere!».

« Cosa? Tu menti! Voi volevate il potere!».

Kirk si mise a ridere, ma senza allegria. « Avete combattuto una guerra per tutto questo tempo, senza nemmeno sapere il perché. Tanto odio, e per quale motivo?».

L’uomo e la donna tornarono a guardarsi, ma questa volta il dubbio appariva sui loro volti.

Kirk li incalzò « E voi sareste i membri di una razza grande, saggia e potente? Siete più ottusi degli schiavi che avete creato ». Per un istante pensò di aver esagerato, perché Olgard lo stava guardando cupamente, e così Odelga, ma poi la donna abbassò lo sguardo con fare colpevole.

Olgard fissava ancora Kirk, ma la sua espressione era strana, come se stesse cercando di capire se il capitano stava mentendo, o lo stesse prendendo in giro.

Dopo un attimo di silenzio, Olgard mormorò « Ma, senza la nostra guerra, e la nostra vendetta, cosa ci resta?».

« Le possibilità sono infinite Olgard, basta solo che lo vogliate veramente. La vostra razza è stata annientata, ma voi due vivete ancora, e potete farla rivivere, basta solo che mettiate da parte il vostro odio ed i vostri pregiudizi. Sarà difficile, ma sono convinto che possiate farlo ».

L’altro fissò con stupore Kirk, soppesando le sue parole.


Odelga alzò lo sguardo. Sul suo bel volto vi era apparsa un’espressione di speranza « Forse l’umano ha ragione. Invece di pensare a distruggerci, potremmo ricostruire il nostro mondo, e far rivivere il nostro popolo ».

« Si. E potreste iniziare da qui. Il materiale non vi manca. Potreste insegnare agli esseri da voi creati a progredire, prosperare, svilupparsi » suggerì Spock.

« Il potere per farlo lo avete. Dovete solo decidere se farlo » aggiunse Kirk.

« Io…non so…forse è possibile, ma….» balbettò Olgard.

Kirk lo guardò comprensivo « Lo so, non sarà facile, ma sono convinto che ne varrebbe la pena. Questo sarebbe un modo migliore per onorare la memoria del vostro popolo ».

Olgard sembrava ormai convinto. Guardò Odelga e disse « Ci proveremo ». Lei annuì.

« Bene » esclamò Kirk. « Credo che questo sia un buon inizio. Sono sicuro che troverete dei lati positivi e molto piacevoli in questa vostra nuova situazione ». Kirk sorrise loro maliziosamente.


L’Enterprise si stava allontanando a velocità d’impulso. McCoy si accostò alla poltrona del capitano e disse « Sai, Jim, credo che quei due saranno una strana coppia di genitori, per un nuovo popolo ».

Kirk ci pensò su, poi disse « Hai proprio ragione, Bones ».

Spock inarcò un sopracciglio « Genitori?».

McCoy annuì.

« Io li vedo più come una sorta di divinità, se mi permettete il termine » disse il vulcaniano.

Kirk lo guardò incuriosito « Mi pare di capire che non approva, signor Spock ».

« Al contrario, capitano, ritengo che fosse l’unica soluzione logica. E’ solo che, a volte, le abitudini troppo a lungo radicate, possono risultare difficili da cambiare ».

« Questo è vero, ma sono fiducioso che quei due se la caveranno bene, indipendentemente dal termine con il quale vogliamo chiamarli » disse Kirk.

McCoy sorrise ironicamente. « Secondo me, Spock, le rode il fatto che questa idea, così logica, sia venuta al capitano e non a lei ».

L’espressione del vulcaniano era indecifrabile. « Come sempre, dottore, la sua mente illogica, cerca qualcosa che non c’è ». Detto questo, tornò alla sua postazione.

Kirk e McCoy si guardarono e poi scoppiarono a ridere.



       USS Q'aplaz